Colombia in 90 giorni

Il 21 Ottobre 2017 lasciamo l’Isola di San Andrés, la famosa isola dai 7 colori, per prendere un volo che ci porterà nell’entroterra della Colombia.

Atterriamo a Cartagena de Indias da dove inizierà  la nostra avventura.

 

 

Bienvenidos en Colombia” sembra che ci dica la bandiera sventolando nel cielo.

Siamo atterrati a Cartagena la 5 città più grande della Colombia e nominata la più felice del mondo

 

 

CARTAGENA DE INDIAS

Appena arrivati a Cartagena de Indias, dopo aver lasciato i nostri zaini in ostello, ci siamo incamminati subito verso il centro della città vecchia.

Qui siamo stati accolti da queste meravigliose tipiche donne colombiane vestite con i vestiti tradizionali

Vengono chiamate “Las Negritas

 

 

Il centro storico di Cartagèna è bellissimo, la zona di Getsemanì è l’anima di Cartagèna.

Diciamo che sa “più di vecchio”

Il centro storico è grandissimo e perdersi nelle sua viuzze è scontato.

I miei occhi si perdevano in ogni angolo.

Questa è la Cattedrale di Santa Caterina, grande, gigantesca, colorata, spettacolare di notte tutta illuminata

 

 

La notte rende ancora più affascinante la cittá di Cartagèna

La torre campanaria di questa chiesa illuminata nella notte è una delle cartoline “classiche” della Catedral Santa Catalina

 

 

Che MERAVIGLIA queste donne colombiane nei loro abiti coloratissimi.

Sono simpaticissime. Ci fermano e si mettono in posa per la foto in cambio che compriamo della frutta.

 

 

Ogni angolo di Cartagena ci rivela un aspetto diverso dei colombiani.

Questa tribù che vive nelle montagne scende in città a vendere la loro mercanzia.

Le loro borse fatte a mano profumano di pecora e sono delle vere e proprie opera d’arte.

Fermasi con loro, porre delle domande e ascoltarli per noi ha un valore immenso

 

 

E poi .. Certi tramonti catturano lo sguardo

 

 

Noi crediamo che il modo migliore per studiare la storia sia girare il mondo anzichè sui libri.

E’ più divertente e quindi  rimane nella testa.

Abbiamo scelto di fermarci più giorni qui a Cartagena perchè le cose da vedere sono veramente tante.

Il Castillo di San Felipe costruito nel 1536 è stata una delle nostre tappe.

Girovagando per l’imponente Castillo San Felipe sotto un sole cocente abbiamo fatto un viaggio nel passato al tempo dei pirati

 

 

Cucù … questi cunicoli sotterranei del Castillo di San Felipe sono un vero e proprio labirinto

 

 

Eccolo il meraviglioso Castello di San Felipe

 

 

Tra le antiche viuzze colorate di Cartagena è un attimo perdersi..

 

 

È così facile rimanere incantati a guardare antiche dimore coloniali, chiostri, conventi, chiese, stradine che brulicano inaspettate e una esplosione di fiori su balconcini di legno intarsiato.

 

 

In una delle tante piazze di Cartagena un gruppo di colombiani ci hanno mostrato le loro danze tipiche
Scoprire culture diverse è ciò che amiamo di più mentre viaggiamo

 

 

Ovviamente nel regno del caffè, non potevamo che fare una pausa caffè e dove?

… al Caffè San Alberto, un localino niente male nel centro di Cartagena.

Eccellente!!!

È una grande casa di caffè, che vanta la migliore e più pregiata caffè in Colombia.

Ogni caffè è fatto con cura e con sistemi mai visti prima (ampolle strane, processi diversi)

 

 

Questa invece è la via della perdizione: dolci ovunque..

 

 

Per le vie di Cartagena passano questi variopinti carros, trainati da folkloristici cavalli che costituiscono una delle principali attrattive di Cartagena.

Un sacco di turisti salgono a bordo per farsi scorazzare in giro per la città

 

 

e quando piove, piove!!! Mica scherza il tempo qui. Oggi ha fatto giusto 2 gocce ..

 

 

2 gocce di numero…

 

 

e poi via….  un PIENO di ENERGIA!!!!
Questi colombiani sono tutto il giorno così. Passano da una piazza all’altra e saltano come delle caprette continuamente

 

 

Tra le case coloniali spunta, all’improvviso, austero e imponente, lo storico Palacio de la Inquisicion.

Sede del Tribunale del sant’Uffizio, lazzaretto di sofferenza e morte per coloro che, un tempo, venivano additati come eretici.

 

 

Il tour della “ciudad amurallada” di Cartagena l’abbiamo iniziato dalla monumentale Porta dell’Orologio.

Una volta varcato l’antico Reloj Publico ci siamo immersi nella chiassosa Plaza de los Coches, brulicante di turisti in attesa di di salire sui caratteristici e variopinti carros, trainati da folkloristici cavalli.

 

 

Cartagena è una città che ispirò romanzi celebri, con le strade e le piazze invase dalla musica e da una gioia di vivere irrefrenabile.

Vedrai, a Cartagena de Indias ogni cosa è diversa“: disse il grande scrittore Gabriel Garcia Marquez

 

 

Meraviglioso anche il Teatro Heredia.

Siamo entrati facendo una visita perchè in questo periodo non facevano spettacoli serali. Peccato!

Risale al 1911 e che fu realizzato sulle rovine dell’antica chiesa della Merced del 1600.

Oggi è uno dei centri culturali e artistici più importanti di tutta Cartagena.

 

 

E viaaaaa… noi abbiamo scelto anzichè farci scarozzare dai cavalli di andare a spasso per Cartagena in Tandem

Divertentissimo anche se… un pochino pericoloso. E’ poco considerato il pedone e il ciclista qui.
Facendo attenzione oggi andiamo a scoprire la zona hotelliera

 

 

Ovunque per le vie, nei negozi ci sono quadri che raffigurano la donna  “gorda” ossia ciccia, è famosissima.

 

 

Un altro locale imperdibile dove andare a degustare un ottima cena e del buon vino è, la Marzola Parrilla Argentina!!

Appena entrata non volevo credere che le pareti fossero interamente ricoperte di tappi di bottiglia schiacciati e attaccati uno ad uno.

Pienissimo di foto, maglie di calciatori oggetti argentini… di tutto sulle pareti.

E poi il menu… super originale.
Ce lo hanno presentato appiccicato attorno a una bottiglia di vino

 

 

Queste donne mi fanno impazzire per la loro bellezza e per i loro colori

 

 

Lungo le strade sono addobbate da splendidi manufatti tipici colombiani
Un tripudio di colori

 

 

Sempre in centro a Cartagena questo è il regno della cioccolata a Cartagena, Choco Museum

All’interno del museo può assaggiare tutti i tipi di cioccolata in tutte le versioni. Sono gentilissimi

Era la nostra tappa quotidiana!
Slurp Slurp  imparo assaggiando. Vietata l’entrata ai GOLOSI!!

 

 

Mai avrei immaginato di trovare una città allegra in ogni suo angolo, balconi pieni di fiori, mura delle case colorate, ristoranti e locali di ogni tipo, musica ovunque, ballerini che si muovono sinuosi in varie piazza.

I nostro occhi non si fermavano mai di emozionarsi e incontrare e fermarsi a parlare con loro era sempre un enorme scoperta per noi.

Abbiamo girato il centro storico più e più volte, ormai ci riconoscevano: “Italiani!!! Urlavano”

 

 

A Cartagena le emozioni  non finiscono mai.

Ieri 2 famosi cantante colombiani “Jorge Celedón e gli Alkilados” hanno girato il loro video clip della loro nuova canzone “Me gustas mucho

 

 

La straordinarietà è che hanno coinvolto tutti con una umanità incredibile.

Ci saremo anche noi nel loro video clip che uscirà fra qualche mese, ci vedi ballare, io sono quella con il foular in testa

È stato divertentissima questa nuova esperienza.

 

 

E questo è un modo originale di andare in Taxi a Cartagena de Indias

Taxi a spinta si chiama
Anche questo è Colombia! …

 

 

SANTA MARTA

Lasciata Cartagena partiamo per un lungo viaggio in bus per Santa Marta.
La città ci ha accolti con un vitalità incredibile, gente ovunque.

Oggi colazioniamo così, sulla terrazza in mezzo alle lenzuola profumate

 

 

Oggi abbiamo dedicato l’intera giornata a scoprire ogni angolo di Santa Marta.
Devo dire che di caos ne fanno veramente tanto.
Gente che urla a dx e sx per richiamare l’attenzione a comprare, taxi che suonano, pulman stra pieni di gente, marciapiedi pieni di passanti e bancarelle.

Diciamo che ci manca un po’ il silenzio.

Restiamo solo qualche giorno anche per un discorso di sicurezza. Non è una delle città più tranquille della Colombia.

 

 

PARCO TAYRONA

Lasciamo Santa Marta per spingerci in bus più a nord ed arrivare in una località chiamata Zaino, il punto più vicino all’ingresso del Parco Tayrona.

Qui ci ricarichiamo prima di vivere una esperienza indimenticabile in un imperdibile luogo della Sierra Nevada

Cerchiamo ostelli e qui ce n’è per tutti i gusti.

 

 

Appena arrivati abbiamo pensato di fare subito un bel relax alle gambe perchè domani ci aspetta un trekking impegnativo all’interno del Parco Tayrona.

Abbiamo scelto un hostal ecologico, Eco Hostal Rio Piedra, che si mimetizza benissimo all’interno della vegetazione

 

 

Ecohostal Rio Piedra è un luogo che è stato ideato per divertirci circondati dalla natura

 

 

Grazie a queste amache prendiamo la tipica posizione yoga

 

 

Trascorriamo la giornata precedente il nostro trekking passeggiando per le strade di Tayrona ed è interessante molto fermarsi e capire il loro modo di vivere

 

 

Lasciata la caotica Santa Marta scegliamo EcoHostal Rio Piedra come nostra dimora di “descanso” prima di partire per l’impegnativo trekking che ci porterà a conoscere il Parque di Tayrona.

Non so cosa mi aspetta esattamente, sono emozionata al pensiero e ho le gambe calde e pronte per il lungo cammino.

Intanto ci godiamo l’hostello

 

 

Molto vicini all’equatore la temperatura calda si fa sentire ogni giorno sempre di più

Le palme mitigano molto il calore e un bagno fresco è come un’oasi in mezzo al deserto

 

 

In questo hostello viveramo in una palafitta. E’ una esperienza da provare.
Non esistono mura. Solo un tetto in paglia e una retina anti zanzare che delimita il perimetro

Massima libertà e contatto con la natura

 

 

e alla sera… quando la fame giunge… succedono cose strane…

Questa dobbiamo proprio raccontarla

 

 

Quando le stranezze ci passano davanti noi le accogliamo!

Stavamo cercando un ristorante dove cenare e… questa normalissima famiglia ci ha detto: perchè non da noi!”

Ristorante in colombian family stasera…

 

 

Ebbene si.. il nostro cammino all’interno del Parco Tayrona è iniziato.

Svegliati di buona ora abbiamo lasciato l’hostello e via… siamo partiti per l’avventura.

Un caldo intenso ci avvolgeva..
Immersi nella selva ogni tanto una stradina ci conduceva all’esterno verso il mare.

Dall’alto lo guardavo e immaginavo già il mio corpo immerso nelle gelide acque

Sempre avanti!! Il cammino è ancora lungo e impervio

 

 

All’interno del Parque Tayrona abbiamo incontrato alcuni indigeni scesi dal pueblo “El Pueblito” che raggiungeremo domani.

Adoro comunicare con loro e capire la loro tradizioni.
La mia mente diventa leggera leggera ascoltando le loro storie.

Camminano a piedi nudi per ore e ore nella foresta con il loro modo di essere: semplici e silenziosi.

Adoro questo popolo indigeno

 

 

Questo popolo indigeno mi incanta.
Questo ragazzo vive a 1 giorno a piedi da qui.
Mi piace quando si parla di distanze, si parla di giorni a piedi e non a ore..

Il tempo non esiste!

 

 

Durante il percorso di trekking nel parco Tayrona questa dolcissima muchacha ha colto la nostra attenzione.

Stava preparando il succo di pomodori da impastare con il pane cotto nel forno a legna.

Buonissimo!! Noi ce lo siamo pappati

 

 

Dopo ore di cammino in mezzo alla selva del Parco Tayrona lo spettacolo che si è aperto davanti ai nostri occhi è questo.

Siamo a Playa Arenilla, un paradiso naturale

 

 

Meravigliosa la Playa Arenilla che abbiamo incontrata sul ns percorso all’interno del Parco Tayrona.

Abbiamo apprezzato il paesaggio selvaggio e naturale e la tranquillità di questa piccola spiaggia protetta.

 

 

La meraviglia di questo trekking è stato l’abbinamento tra boschi fitti fitti e spiaggie selvagge.

E proprio li, in mezzo alla sabbia, ci sono dei sassi enormi, bianchi e lisci, come le uova spuntate in qualche galassia.

Qui a Playa Arenilla abbiamo trovato un mare di acqua fresca e cristallina che ci ha attenuato il calore sulla pelle

 

 

Qui ci siamo presi un momento di respiro
Manca poco al primo stop del trekking di oggi, oggi dobbiamo raggiungere Cabo San Juan del Guia, è li dove dormiremo

 

 

Arrivati nel tardo pomeriggio a Cabo San Juan del Guia, il nostro punto di descanso per la notte era questa originalissima amaca.

Quando mai avrei pensato di dormire in riva al mare, sotto le stelle, a dormire su una amaca.

È stato magico quando è scesa la notte.
La mia mente ha iniziato ad elaborare fantasie strane. Ogni rumore o movimento drizzava le mie orecchie 

Il vento nella notte faceva dondolare l’amaca e dolcemente mi cullava nel sonno.

Luca ha iniziato a russare da subito

 

 

Il Parco Nazionale di Tayrona è un vero e proprio paradiso.

Il parco è un imperdibile luogo sulla Sierra Nevada di Santa Marta, in Colombia.

Siamo arrivati il giorno precedente in una località vicina al Parco chiamata El Zaino per prepararci al grande giorno.

Ol nostro trekking di 2 giorni nella giugla che ci sta regalando paesaggi mozzafiato e dove gli unici suoni che abbiamo sentito erano quelli della natura.

La giungla è fitta.
Continuamo camminare bevendo acqua in continuazione per rimpinzare quella che esce dai nostri pori.

Fa caldo, anzi caldissimo..

Finalmente eccolo: il mare!
La fatica e il sudore della camminata sono presto dimenticati appena avvistiamo l’incantevole spiaggia di Cabo San Juan.

A tratti facciamo gli equilibristi sui tronchi d’albero per non cadere nella melma fangosa!

E poi eccolo… siamo arrivati nel campo base dove ci fermeremo a dormire.

La nostra amaca ci aspetta.

In questa pausa riflessiva alla Playa Cabo San Juan del Guia ammiriamo la bellezza di questo luogo magico e il meraviglioso paesaggio che risalta la bellezza della Colombia

 

 

Il trekking all’interno del Parque Tayrona ci ha permesso di vedere queste rare bellezze naturali.

Le nostre gambe hanno retto alla grande nonostante il caldo intenso.

 

 

Arrivati a Cabo San Juan abbiamo avuto la conferma che valeva la pena di camminare tanto!

Siamo arrivati in un oasi in mezzo alla giungla

 

 

Incantati davanti alle radici lunghissime di questo albero all’interno del Parque Tayrona

 

 

Il nostro secondo gg di trekking nel Parco Tayrona prevedeva arrivare a “El Pueblito“, una antica città precolombiana dove si dice abitassero 2000 persone.

La camminata è stata impegnativa perché il sentiero da percorrere prevedeva di oltrepassare dei sassoni enormi dove bisognava insomma arrampicarli e tirarsi si.

Molto suggestivo il cammino, complicato se si percorre da soli. In due ci si aiuta a tirarsi su.

Ora il villaggio è popolato solo di 10 persone.

Qui abbiamo incontrato gli indigeni Kogi

Meravigliosa esperienza molto toccante.

 

 

La camminata è stata impegnativa tuttavia incontrare gli indigeni Kogui mi ha riempito il cuore e fatto dimenticare la stanchezza nelle gambe.

Questo gruppo etnico è per la maggior parte di fede animista anche se credono nella creazione del mondo effettuata da Dio, che chiamano Kaka Serangua.

Grande importanza hanno i Mamo, autorità spirituali che secondo le credenze comunicano telepaticamente con Dio.

Questo popolo parla la lingua Cogui

Ora in questo villaggio abita solo 1 famiglia di 10 persone.

Meravigliosa esperienza molto toccante

Sono rimasta incantata nell’incontrare questa famiglia indigena.

Questi sono 2 di 7 fratellini che vivono in questo villaggio “El Pueblito

Sono rimasta seduta con il loro papà e ho cercato di interagire.

Non è stato semplice per me, ma ci ho provato.

Ho capito solo dopo con chi stavo parlando…

un MAMO, una autorità spirituale che secondo le credenze comunica telepaticamente con Dio.

 

 

Nel villaggio “El Pueblito” che abbiamo raggiunto dopo 2 gg di trekking nel Parque Tayrona sbucavano fuori bambini ovunque.

Mi sono seduta con il papà, chiedendo se potevo sedermi vicino a lui con il timore che mi dicesse anche no.

Quando con la sua testa in segno di assenso mi confermò che potevo ho sentito il mio cuore battere a 1000 all’ora.

Era un uomo al quale non sapevo dare una età, le rughe segnavano il suo viso e il suo sguardo fiero e deciso mi trasmettevano sicurezza e tranquillità.

Cercai con discrezione di porre alcune domande per capire un po’ di più della loro cultura.

Mi spiegò che i bambini sono come un seme che cade a terra, senza sapere se crescerà o no.

Nella festa del battesimo, il nostro grande sacerdote il MAMO, mette sul polso dei bambini la lana o il filo di cotone in modo che crescano forti e sani.

La loro casa è circolare, con un tetto di paglia e pareti di fango.
Lavorano i loro campi.

I bambini aiutano in tutti i compiti.

La mamma insegna alle femmine a tessere zaini, in filo e in cotone.

Il padre insieme ai bambini fa la panela (un preparato alimentare ottenuto dal succo della canna da zucchero, sottoposto a ebollizione a temperature elevate ed evaporazione; se ne ricava una melassa viscosa che viene poi versata in piccoli stampi in cui la si lascia essicare) e usano il caffè.

Il padre insegna ai maschi a tessere un telaio. Solo gli uomini possono utilizzarlo. Mentre tessono, pensano agli insegnamenti e acquisiscono la saggezza e la conoscenza.

Per giorni e notti, nella casa cerimoniale al centro del villaggio, gli uomini cantano le storie degli antenati, i Tayronas.

Il tempio ha un buco rotondo in cima, attraverso il quale entra il sole.

La luce che si riflette nel terreno e cambia durante l’anno. Serve ai più vecchi come un calendario.

Spendono un sacco di tempo per osservare il cielo, è per questo che sanno tanto sulle stelle.

Le donne hanno un tempio separato.

MAMO ha la conoscenza degli antichi. Dirige le loro vite, prende decisioni, riunisce tutti per il lavoro in comune, punisce coloro che non rispettano i loro doveri.

Spende un sacco di tempo a pensare e pregare nel tempio.

Grazie al MAMO, le abitudini e le conoscenze indigene della Sierra sono mantenute.

A volte, gli indigeni Ljcas o Arhuacos, vengono a studiare con lui.

Il papà di questi 7 meravigliosi bambini alla mia domanda se sono maschi o femmine mi spiegò che si distinguono perchè i maschi portano la mochilla cogui (una borsa portata a tracolla di traverso), mentre le femmine una doppia collana intorno al collo.

I loro bambini (come tutta la famiglia) portano tutti i capelli lunghi perchè mi spiegò che nulla si può accorciare.

Non sanno ne leggere e ne scrivere.

Il papà mi parlava in spagnolo ma con i bambini comunicava in un idioma incomprensibile.

Si cibano principalmente di frutta e ovviamente in caso di necessità si curano con le erbe naturali.

Bevono acqua di torrente.

Ma l’informazione che più mi rimarrà nel cuore e nella mente è riguardo il parto.

Non esistono dottori e ne comadrone.
Il marito aiuta la moglie nel parto e in caso di necessità (se fosse podalico) è in grado anche di far girare il bambino nella pancia della mamma.

Il tutto con la massima naturalità e con i tempi che la natura decide.

La placenta poi viene sotterrata e restituita alla madre terra.

La moglie dorme in una tenda a parte con i bambini e il marito si occupa della coltivazione della frutta per garantire il fabbisogno della famiglia.

Solo dopo… ho capito con chi stavo parlando… forse è stato meglio così.

Ho avuto il grande onore di parlare con un MAMO, l’autorità spirituali che secondo le credenze comunica telepaticamente con Dio.

Quando Luca mi disse questo sentii un brivido dentro di me.

Avrei avuto tante cose da chiedere a quell’uomo, sapendo che comunica telepaticamente con Dio, se solo l’avessi saputo prima!

… ma probabilmente non era arrivato ancora il momento giusto per me

So che quando sarà lo sentirò dentro di me.

Grazie MAMO e la sua splendida famiglia

 

 

 

Sentiamo il bisogno di una doccia urgente e di dissetarci tantissimo!

Alla fine del percorso questa “tienda di frutta” ci ha aiutato a recuperare i sali minerali che abbiamo consumato durante il trekking.

Ora mancano ancora 3 km all’arrivo e poi ci aspetta un bus (forse) che ci porterà alla nostra prossima destinazione: Taganga, un caratteristico paesino di pescatori nel distretto di Santa Marta.

 

 

TAGANGA

Arrivati a Taganga, un piccolissimo pueblo di pescatori, questo banco pieno di pesci freschi ci ha fatto venire l’acquolina in bocca subito.

Pesce, riso di cocco, patacones e limonata naturale, questo è un piatto tipico per il nostro pranzo quotidiano.

Tutto a Km zero

 

 

Il tempo qui a Taganga sembra si sia fermato

Tutto scorre lento al ritmo della musica, la rumba colombiana che risuona costantemente per le vie.

Impossibile non muovere il bacino

 

 

Sulla spiaggia vendono olio de Tiburon ossia l’olio ricavato dal fegato dello squalo e ci dicono abbia tantissime proprietà.

Quasi quasi me lo compro…
Ma che gusto avrà?

 

 

Questo pescatore deve essere proprio cotto per dormire sotto questo albero.

Reti da pesca appese che si stanno asciugando.

Anche questo è Colombia

 

 

Qui sembra che il tempo si sia fermato. Tutto scorre a tempo di musica, a frullati di frutta fresca in uno dei chioschi adiacenti la spiaggia, mangiando deliziose arepas e empanadas colombiane.

Il tutto con la massima tranquillità!

Nel mare le barche dei pescatori fanno da pittoresco contorno a questo bellissimo pueblo.

 

 

Noi abbiamo un problema… appena vediamo una strada iniziamo a camminare

Abbiamo notato una stradina bianca che costeggiava la costa e passo dopo passo siamo arrivati a vedere Taganga dall’alto

 

 

Costeggiando la costa alta di Taganga, camminando lungo la stradina bianca, siamo arrivati in 45 minuti circa a  Playa Grande, letteramente assalita dai colombiani nel week end

Uno in fila all’altro. Erano tantissimi.

 

 

Un vero e proprio spettacolo da ammirare sulla spiaggia, il tramonto su Taganga è davvero speciale!

 

 

Sulla spiaggia di Taganga è normale vedere scene di questo tipo: intesa tra pescatore e pellicano

Quando davanti ai miei occhi passano queste immagini sento che sto andando per la strada giusta.

Per noi la vita è contatto con la natura.

 

 

La meraviglia di queste zone è che riusciamo a nutrire il nostro corpo con frutta fresca h24

La frutta è dolcissima e il suo profumo aleggia per le vie.

Siamo attirati come le api  sui fiori

 

 

Questo è il boss di Taganga, il paesino di pescatori che abbiamo scelto per fermarci qualche giorno qui in Colombia.

Ti stimo fratello!!!

 

 

Non farti sorprendere dalla pioggia a Taganga, ci scrisse Facebook tra le notifiche di oggi.

Sembrava un pomeriggio normalissimo.
Stavamo pianificando la nostra partenza di domani per Medellín quando all’orizzonte dei nuvoloni neri iniziavano ad avanzare.

Il vento inizia a soffiare sempre più forte, iniziano a scendere alcune gocce, lampi e tuoni da paura e nell’arco di qualche minuto si scatena l’inferno.

La tempesta sta arrivando sento dire!
Prepariamoci!!

Prepariamoci??

Noi non avevamo ancora capito cosa stava realmente arrivando.

Ci avviciniamo e viviamo con loro questo evento della natura a cui loro sono abituati ma che davanti ai nostri occhi sembra disastroso.

La gente calma, stava a guardare e capire fino a dove si sarebbe spinta a distruggere questa volta la tempesta 

Noi li con loro con il cuore  a 1000.

Li guardiamo, cerchiamo di capire.
Quasi ricerchiamo sicurezza in quello che sta succedendo.

La gente rideva. RIDEVA!

Chi giocava sotto l’acqua, chi sgommava con la moto, chi rideva a guardare gli altri che nuotavano in mezzo alla strada in piena.

La gente mi disse: “Siamo abituati. È la nostra terra”.

Grazie al loro sorriso nell’affrontare la tempesta ci portiamo via una grande lezione di vita:

ci sono alcuni eventi nella vita che sono disastrosi.
Sta a noi trovare la forza di combatterli con il sorriso perchè si ripeteranno, ne accadranno di diversi.
Niente e nulla puó toglierci la voglia di andare avanti e di ricostruire la nostra vita.

Il sorriso aiuta anche a trovate la forza di crederci.

 

 

La tempesta sta arrivando

Il vento l’ha spinta così velocemente che nell’arco di qualche minuto eravamo già sotto acqua in tutti i sensi

 

 

Lasciato il pueblo di Taganga prendiamo un bus  per dirigerci verso l’aeroporto di Santa Marta.

Taganga ci ha dato grandi lezioni di vita!

Ora siamo in partenza per Medellìn, la città dell’eterna primavera.

 

MEDELLIN

Arrivati a Medellín ci siamo fatti subito viziare da due SICILIANI veraci con la pizza al pistacchio di Bronte

Miiiii… tanta voglia di mangiare cose buone a Sicilia in Bocca

 

 

Medellín è veramente giganterrima.

Quando questa mattina Luca mi disse che dovevamo prendere una metro per raggiungere il centro, ho avuto la conferma di quanto sia enorme.

Pullula di gente ovunque: negozi, banchetti ambulanti, stregoni, commercianti, alcuni dei quali molto caratteristici (ad esempio, ci sono dei signori con la macchina da scrivere che preparano lettere per i campesinos analfabeti) e altri che ti prestano i cellulali per chiamare.

Tutti contribuiscono alla grande confusione.

Qui siamo arrivati a Piazza BOTERO famosa per le celebri statue di corpi dalle forme rotonde.

 

 

Siamo passati dal paesino tranquillo di pescatori chiamato Taganga, alla caotica Medellìn.
Con un volo aereo di 1 ora ci siamo trovati trovati catapultati in una realtà completamente diversa da quella finora conosciuta in Colombia.

E’ la città del divertimento e dello shopping, avevamo letto.
Infatti qui i locali notturni pullulano, musica ovunque risuona nell’aria e rimangono aperti fino a tarda mattinata.

Diciamo che è una città molto vivace.

Medellìn è a 1.495 mt di altitudine ed è completamente circondata dalle montagne che ne fanno da contorno.
Il centro e la periferia si estende ovunque, dal punto più alto abbiamo potuto constatare che è stata invasa dalle case fin nelle pendici delle sue montagne.

Se pensiamo che è popolata da 3.500.000 abitanti.

La cosa che ho apprezzatato di più è il suo clima. E’ chiamata la “Città dell’eterna primavera”.
Infatti qui la temperatura media è 22 gradi.
Favolosa come temperatura visto il caldo che da 11 mesi non ci ha mai mollato.

La città è divisa in due: la parte benestante (produttiva) e le favelas.

Arrivare nelle favelas è semplicissimo basta prendere la Metrocable.

La metrocable ha avuto lo scopo di permettere agli abitanti delle favelas di raggiungere agevolmente il centro della città in modo da combattere l’emarginazione e consentire una più efficace lotta alla delinquenza.

Camminare nelle strette vie delle favelas ci ha emozionato, le case sono costruite una sopra l’altra, lasciate al grezzo.
Qualche muro è decorato da dei murales e le finistre delle abitazioni sono colorate con colori sgargianti.

Ci avevamo raccomandato di fare molta attenzione e allora noi per vincere la diffidenza salutavamo e sorridevamo a tutti e in un istante ogni paura è svanita nel nulla.

 

 

Passeggiando per le strade affollate di Medellìn ci siamo fatti strada attraverso il caos del mercato conoscendo frutta mai vista: granadilla, guanabana, uchuvas o un dolce succo di lulo

 

 

Che dire… credo che questa foto si commenti da sola.

Passeggiando per Medellìn facciamo incontri di persone straordinarie.

Diego, questo ragazzo colombiano dipinge con l’uso dei piedi con una bravura da brividi.

Ha anche una pagina fan chiamata Maniobras Artisticas dove condivide le sue opere.

Questo il suo modo di salutare tutti

 

 

 
 

COMUNA 13

A Medellín, ci hanno consigliato di andare a visitare i GRAFFITI a Comuna 13

Le chiacchere di quartiere ci dicevano che Comuna 13, un tempo era la zona più pericolosa di Medellín, un campo di battaglia tra cartelli della droga, bande locali, paramilitari e gruppi di guerriglieri.

Diciamo che qui in Colombia non ci annoia mai. Sempre sul chi va la!

Si poteva fare in tour ma noi abbiamo preferito girare da soli, guardarci intorno in libertà, degustarci un ottimo caffè colombiano e i gustosissimi carámbanos (ghiaccioli): un mix di mango maturo con un pizzico di sale e succo di limone.

Una sensazione squisita!

Questo luogo è famoso per i suoi graffiti dipinti sulle case che rendono il paese una cartolina.

E’ stato bellissimo circolare per le viuzze ad ammirarli.

 

 

Meraviglioso panorama si vedeva dall’alto.

Siamo saluti sul punto più alto della montagna per vedereMedellín dall’alto.

E’ giganterrimmaaa!!!!

Abbiamo saputo che gli abitanti si chiamano familiarmente PAISAS, un po’ come diciamo noi in sud italia “paisà”

Tutto il mondo è paese!!

 

 

Questo è il paesino di San Javier.

Si chiama San Javier ma per tutto il mondo è la Comuna 13 di Medellin.

Questo è un paese dove ci sono state tante storie di lacrime e sangue.

Le sorti di questo paese sono cambiate con l’introduzione della teleferica e delle scale mobili.

La teleferica hanno portato gli abitanti di questo paese a muoversi di più, e quindi le periferie si sono avvicinate di più al centro.

La scala elettrica invece una porta che ha fatto entrare progresso e turisti e orgoglio per il paese.

Ora noi guardiamo queste case coloratissime quasi tutte decorate con murales meravigliosi.

Dei veri e propri dipinti

 


 
 

PUEBLITA PAISA

Oggi invece abbiamo scelto di farci una bella passeggiata fino al parco Cerro Nutibara, un altro punto estremamente panoramico sulla città di Medellín.

Dopo essere scesi dalla metro, una scalinata sotto il sole cocente ci aspettava

Gradino dopo gradino siamo arrivati al paesino chiamato “Pueblito Paisa“, la ricostruzione di una tradizionale cittadina colombiana.

 

 

Oggi al Pueblito Paisa era giorno di Festa e le bancarelle piene di oggetti di artigianato riempivano la piazza.

Mi veniva voglia di comprare tutto ma poi.. pensando a quanto pesa lo zaino sulle mie spalle… mi sono trattenuta!!

 

 

Prima di lasciare il colorato paesino di Pueblito Paisa questa gentilissima e bravissima cuoca ci ha stuzzicato l’appetito e ci ha tenuti incollati alla sua tavola con il piatto tipico del luogo.

Oggi si mangia: pinchos de pollo con patacones, papas criolla, ensalada e guacamole.

Che libidine!!

 

 

Lasciata Medellín prendiamo un bus con destinazione Guatapè
Saliamo su per le montagne sempre di più (arriveremo a 2135 mt)

Noi viaggiamo per la Colombia alla velocità del paesaggio

 

GUATAPÈ

Eccoci arrivati dopo 2 ore di bus in questo meraviglioso paese di montagna chiamato Guatapè

 

 

Appena arrivati e ci ha già conquistati dai colori vivaci delle case e dalle loro decorazioni originali chiamate Zócalos.

Ma ora andiamo a conoscerla meglio

 

 

Arrivati a Guatapè, siamo rimasti incantati a guardare le facciate tipiche delle sue case che alludono a costumi e credenze religiose con disegni geometrici o floreali chiamati “Zócalos

 

 

Ci siamo persi in mezzo alle viuzze di Guatapè

 

 
 

Adoro Guatapè perchè AMO vivere a colori

 
 

 

Arrivati al villaggio di Guatapè, dopo tanto frastuono della città, finalmente abbiamo trovato la pace assoluta.

Trovare in mezzo le montagne della Colombia una paesino a 1.900 mt con dall’atmosfera da tipica cittadina ci paisa, ci sembrava di essere stati catapultati in una Colombia diversa da qualla finora conosciuta.

Le viuzze colorate e e le sue case decorate dai tipici disegni chiamati “zócalos” rendono questo villaggio ancora più suggestivo.

Non ci sono molti turisti che girano, qualcuno di giorno, ma quando scende la sera la maggior parte di loro ritornano nella caotica Medellìn, lasciandoci soli a viverci il paese di notte passeggiando per le stradine acciottolate che si inerpicano sulla collina facendo apprezzare ancora di più la tranquillità di questa cittadina.

A soli cinque minuti dal villaggio di Guatapé si trova l’accesso al fantastico paesaggio della “Piedra El Peñol“, terza pietra scalabile più grande al mondo di roccia granitica alta 200 metri.

Abbiamo scalato ben 650 gradini per arrivare sulla sua sommità e goderci la meravigliosa vista sul lago artificiale dove l’acqua a creato una fitta rete di canali naturali.

E’ stato sicuramente faticoso ma ne è valsa la pena. La vista dalla cima è davvero unica, da togliere il fiato.

Il lago di un azzurro splendete contrasta con il verde delle colline creando quasi un dipinto.

Credo che i colori del villaggio di Guatapé mostrino la vera anima della Colombia

 

 

Tra le stradine e le piazzette in pietra di Guatapé si erge La Chiesa Nuestra Señora del Carmen, tempio risalente al 1800 di cui spiccano altari e vetrali

Un incanto!

 

 

Eccola la piazzetta di Guatapé dove ci si ferma per ascoltare della buona musica e vedere il cinema all’aperto.

 

 

Super ingiubbati andiamo a visitare il lago, anzi no, una serie infinita di laghi che si stringono e si allargano a seconda dello spazio che trovano sui cui si affaccia Guatapé

Questa rete infinita di laghi si chiama l’Embalse che si è creata grazie alla terra rubata dall’acqua che si infiltra a perdita d’occhio, creando un complesso sistema di canali e penisole davvero spettacolari

A tutto gassss

 

 

Eccoci pronti a salire i 650 gradini per scalare la “Piedra el Peñol ” la terza pietra più grande al mondo

Adoro trovarmi di fronte a queste eccezioni della natura e quindi pronti per l’ennesima avventura

Gambe in spalla

 

 

La scalinata per salire la Piedra el Peñol è ben visibile.
Vista da basso sembra l’allacciatura di un corsetto
650 gradini per arrivare in vetta e goderci un panorama mozzafiato

 

 

Luca hai i muscoli ginnici?
650 gradini a 2000 metri sul livello del mare non sono uno scherzo

Incredibile vale ogni passo

 

 

Eccola la vista panoramica dall’alto della Piedra el Peñol
I 650 gradini sono valsi la pensa per questo panorama mozzafiato

Una vista stupenda sul lago creatosi grazie alla forza dell’acqua che si è fatta spazio in mezzo alla terra

 

 

La laguna di Guatapé vista dall’alto della Piedra el Peñol è uno degli spettacoli della natura più impressionanti che abbia mai visto

 

 

Nel punto più alto della Piedra el Peñol siamo arrivati a 740 gradini

90 gradini in più rispetto al previsto

Ce l’abbiamo fatta!!!

 

 

 
 

SAN GIL

Lasciato il meraviglioso villaggio di Guatapè nel tardo pomeriggio, prendiamo l’affollato bus per Medellìn e in meno di 2 ore arriviamo alla stazione per attendere il bus NOTTURNO per Bucaramanga.

Ben 9 ore tra le curve e controcurve delle montagne della Colombia.

In teoria bastava dormire, in pratica il freddo glaciale dell’aria condizionata a palla del pulman non ha agevolato.
Il nostro corpo nonostante i mille vestiti indossati uno sopra l’altro non erano sufficienti per dormire un sonno tranquillo.

Tuttavia, sentivo Luca russare e pure io un occhio si e uno no in 9 ore l’ho chiuso.

Il bello è arrivato al mattino, quando alle 05:30 mi sveglio come un grillo, guardo la mappa e dico a Luca:
“sai che siamo quasi arrivati?”

Felici, richiudiamo gli occhi pensando che l’autista ci avrebbe avvertiti quando saremmo arrivati a Bucharamanga…. invece NADA!!!

Noi tranquilli, il bus continua la sua strada quando all’improvviso… guardo Luca e gli dico: “mi sa che siamo andati oltre”

Come?? Ci alziamo di scatto andiamo dall’autista, chiediamo e la nostra paura fu confermata.

Eravamo andati 20 km oltre il paese.

E ora??

L’autista ci conferma di aver detto a voce alta la fermata… noi perpessi non discutiamo perchè tutto può essere…

certo è che stavamo tutti ancora dormendo… eravamo solo noi i turisti e pensavamo che dovessero avere una accortezza maggiore nei nostri confronti..

Comuque… non era il caso di polemizzare.

Ora che si fa?

Siamo vicini al confine con il Venezuela. I 2 autisti si parlano tra loro e all’improvviso uno si avvicina, afferra un nostro zaino, ci fa cenno di avvicinarsi perchè ci avrebbero messo giù al primo posto utile per prendere un bus per ritornare nel paese.

Il primo posto utile sai quale era?

In mezzo alla strada in piena curva!!

Io e Luca ci guardiamo negli occhi, ci capiamo al volo, siamo ancora mezzi intontiti dal sonno ma realizziamo che siamo nella cacca.

Ridiamo!!

Ci guardiamo intorno. Il nulla…

Il cielo è pure nuvoloso. Ci manca pure che piova.

Cerchiamo di fermare dei bus in senso contrario, agitiamo le braccia, ma NADA nessuno si ferma.

Ecco… finalmente un bus. Ci buttiamo in mezzo alla strada e questo si ferma.
Saliamo. Siamo salvi!!

Arriviamo in centro. Facciamo colazione e via… una nuova “buseta” ci aspetta per arrivare a San Gil, la capitale degli sport extremi.

San Gil, una pace!!! Arriviamo al nostro ostello, ci tuffiamo in doccia e siamo pronti per la prima avventura.

 

BARICHARA e GUANE

La prima gita che abbiamo fatto arrivati a San Gil è al pueblo Barichara, famoso per le “Hormigas Culonas” o tradotto Formiche Culone, una specialità di questa zona.

Visitato il paese, partiamo per il sentiero lastricato in pietra, costruito dagli indigeni Guane chiamato “El cammino real” che ci condurrà nel piccolo villaggio di Guane.

Arrivati a Guane ci è sembrato di essere catapultati in un’atmosfera magica, un paesino sospeso nel tempo con le sue casette di un bianco splendente e i suoi tetti di tegole rosse.

Il nostro viaggio avventuroso lo raccontiamo nel nostro video …

Arrivati a Barichara, un pueblo sperso nelle montagne della Colombia, abbiamo avuto subito un incontro ravvicinato con la “Formica Culona

Questa enorme formica  è una delle quindici specie di formiche cosiddette “tagliafoglie”.

Queste formiche svolgono una vera e propria attività agricola.

In sostanza, grazie alla loro operosità inesauribile preparano nei loro nidi letti di coltivazione formati dai frammenti delle foglie sminuzzati e masticati sui quali crescono funghi di cui si nutrono.

Il nome locale “culona” è dovuto invece all’aspetto prominente del suo addome.

Il consumo di questi insetti ha una storia che risale al periodo precolombiano: già le comunità indigene della regione di Santander (i Guane) e dell’Amazzonia se ne nutrivano anticamente.

Si raccolgono le regine vergini (solo le regine sono commestibili), durante le nove settimane circa della stagione delle piogge, quando spiccano il volo nuziale.

Non è una raccolta facile, e i raccoglitori sono spesso feriti dalle formiche soldato e dalle formiche operaie che hanno mandibole molto forti.

I terreni in cui si trovano sono la foresta pluviale oppure la savana amazzonica.

Le donne indigene le utilizzano per preparare una salsa piccante, l’ommai (detto anche ají negro).

Le più adatte sono quelle catturate nella foresta perché sono più ricche di acido formico ed è questo che dà il sapore piccante, caratteristico e intenso.

Il periodo in cui si prepara l’ommai migliore è maggio, quando il raccolto di formiche è più abbondante.

La ricetta prevede di privare le formiche delle ali e delle zampe, metterle in salamoia e poi tostarle in padelle di ceramica.

Successivamente sono cotte nel succo di manioca fresca (Manihot esculenta).

Si aggiungono infine alcune spezie, tra le quali il pepe dolce e il peperoncino piccante.

Studi scientifici hanno dimostrato che il contenuto di proteine è molto elevato, i grassi saturi sono contenuti e il valore nutrizionale complessivo è importante.

L’ommai si accompagna alla carne, al pesce, al pane di cassava.

E’ un tradizionale dono di nozze perché ritenuto afrodisiaco.

I principali centri di produzione sono i comuni di San Gil e Barichara.

Le formiche culone costituiscono una fonte di reddito integrativa per i contadini più poveri ma, purtroppo, il sovrasfruttamento e la mancanza di piani adeguati di conservazione, la concorrenza di altre specie di formiche sembrano aver ridotto le colonie mettendo a rischio la loro sopravvivenza.

 

 

Barichara, pur avendo oltre 3 secoli di storia, (fondata nel 1705) preserva quasi incontaminata la sua struttura coloniale.

Questa è la cappella di Santa Barbara

 

 

Adoro visitare questi piccoli villaggi
Praticamente siamo gli unici turisti e i locali quando ci vedono passare ci sorridono e ci salutano.

Qui stiamo camminando per le viuzze di Barichara pavimentate in pietra.

I nostri occhi hanno fotografato le caratteristiche casette: basse, bianche e sono disposte a quadrato.

Abbiamo saputo che il nome Barichara nell’antichità significava “luogo di riposo per il corpo e per lo spirito”.

È la verità!

 

 

Da Barichara decidiamo di incamminarci per il percorso chiamato “Il Cammino Real” per raggiungere il villaggio di Guane.

Questo era un percorso utilizzato dagli indiani e poi addirittura dai conquistatori.

Un’insegna lungo la via indicata che il tracciato conduce fino a Bogotá, passando da Tunja fino a Cucuta.

Con delle possibili deviazioni del percorso che portano nella zona nord di Cartagena e più a est fino al Venezuela.

Del sentiero antico oggi rimane solo il “Cammino Reale”, da Barichara a Guane.

Il sentiero immerso nella vegetazione si sviluppa un po’ in salita e un po’ in discesa.

Una pace incredibile immersi nei profumi della natura

In questo luogo sembra che il tempo si è fermato, tutto è come era una volta.

 

 

Ho sempre sognato di vivere in una casa sugli alberi e durante il nostro cammino l’abbiamo vista

 

 

Dopo circa 2 ore di cammino per il “Cammino Real” incontriamo l’abitazione di questa signora che in mezzo al nulla crea questi oggetti da vendere per mantenere se e la sua famiglia.

Una donna di poche parole, con la sguardo duro, pochi sorrisi che tutti i gg cammina per ore per arrivare al villaggio più vicino

Tanta stima

 

 

Qui siamo arrivati nel punto più in alto del cammino Real dove la veduta sula valle era incantevole

 

 

Dopo aver camminato ore e ore sotto il sole cocente, siamo arrivati a Guane, un paesino di poche case, con una chiesa caratteristica nel centro e una piazza davvero caratteristica.

È ora di pappa, cerchiamo un localino e ci tuffiamo nella loro cucina tipica

 

 

Questo piccolo pueblo chiamato Guane, molto tranquillo è famoso per i fossili e per un piatto tipico chiamato “El Cabro

El Cabro = La Capra

Ci siamo fermati da questo simpatico ristoratore che ci ha deliziato il palato

Una bontà

 

 

Questa gentilissima amica colombiana ci ha aperto le porte di casa sua per mostrarci i fossili raccolti da suo marito nei terreni circostanti a Guane.

 

 

Nel villaggio di Guane abbiamo visitato la semplice chiesa di Santa Lucia del 1720.

L’interno era meraviglioso

 

 

 
 

CURITI

Da San Gil il giorno dopo  abbiamo preso una “buseta” che risalendo strade strette di montagna, alcune asfaltate altre bianche ci ha portati in questo minuscolo paesino chiamato Curitì 

Abbiamo fatto amicizia con questa signora chiamata Mercede, una simpaticissima artigiana che confeziona personalmente queste meravigliose borse fatte a mano e ci siamo fatta una foto insieme.

Peccato! Quanta arte è stata persa nei tempi!

 

 

A pochi km da Curitì esiste un Rio dove i colombiani vanno a passare la loro domenica e allora prendiamo un divertente Tuk Tuk che sfrecciando in mezzo alle colline ci conduce al Balneario Pescaderito

 

 

La semplicità nel godersi la vita mi affascina molto di questo popolo colombiano.

In questo Rio tutti i fine settimana i colombiani vengono a divertirsi scendendo con dei gommoni il Rio

 

 

Catturiamo qualche foto per incorniciare la nostra pagina di diario di oggi

Fermarci nella piazzetta di Curitì e osservare il tempo che scorre, la gente che passa, che ci guarda, ci lancia sorrisi e con un “Hola” parte una conversazione che non finisce più arrichisce la mia voglia di conoscere

La chiesa meravigliosa che domina la piazza di Curitì e le viuzze con i negozietti di artigianato ci hanno conquistato al punto di pensare se fermarci qualche gg.

Che spettacolo viaggiare!

 

 

 
 

VILLA DE LEYVA

Lasciamo San Gil e con un bus arriviamo a Villa De Leyva dopo ben 7 ore  salendo fino a ben 2.149 mt.

Un bel frescuccello ci aspettava.

Scesi dal bus in pantaloncini e infradito la pelledoca prese campo sul ns corpo

Erano ormai le 7 di sera e zaino  in spalla era meglio camminare per riscaldarci e raggiungere il nostro hostello.

Che meraviglia la sorpresa che ci accolse.
Una intera casa tutta per noi. Wow!!

Grande, gigante, silenziosa.

La nostra camera giganterrima con 3 letti matrimoniali.
Finestre enormi che davano sul giardino fiorito
Tuffati nel letto il materasso era sublime avvolgeva il nostro corpo come un abbraccio

Dopo una dormita rigenerante il mattino seguente di buon ora partiamo a piedi alla scoperta di Villa De Leyva, una tranquilla cittadina coloniale nel dipartimento di Boyacà.

 

MUSEO EL FOSIL

I nostri piedi avanzano alla velocità della luce e km dopo km arriviamo al Museo El Fosil per scoprire un specie di “Cronosaurio” unica al mondo per la sua conservazione.

Questo animale marino è datato 110.000.000 milioni di anni fa, è lungo 9,4 mt.

Lungo circa 7 metri, in origine ne misurava 12, e giace nel luogo del suo ritrovamento.
Si tratta di un esemplare di età giovane perché gli adulti erano molto più grandi nelle loro proporzioni.

Parliamo di marino perchè un tempo la Colombia era sommersa dal mare.

Poi… la terra emerse e…

… nel 1977 un contadino nel suo campo mentre stava arando lo scoprì.
Chissà che spavento!!

Felici di essere qui. Mi emoziona  fare un tuffo nel passato e scoprire le nostre origini.

 

 

E quando arriva la fame… ecco la nostra cuoca di oggi che ci prepara:
– Zuppa di verdura
– Pollo ai ferri
– Insalata e ceci

Il tutto cucinato in semplicità e passione

 

 

SANCTI ECCE HOMO

Lasciato il museo dei fossili, aspettiamo una “buseta” che ci porterà al Monastero di Sancti Ecce Homo

Incamminati per il sentiero che conduce al monastero ci siamo chiesti più volte dove fossimo finiti.

Non c’era nessuno. Un silenzio disarmante. Inizia a piovere e come se non bastasse sulla porta del monastero siamo stati accolti da un gatto nero che sembrava posseduto

Entriamo in punta dei piedi e da li… il senso un senso di pace profonda entró dentro di me.

 

 

Siamo al Convento del Santo Ecce Homo
Ci dicono sia stato fondato nel 1620 e nel 1998 sia stato dichiarato patrimonio nazionale.

Si chiama Universal Monument of Silence ed è stato finalista delle 7 meraviglie della Colombia.

E’ costruito in pietra e mattoni cotti. Molto imponente con un cortile molto bello.
I pavimenti sono realizzati in pietre estratte nella regione, le quali contengono fossili e ammonite come ad esempio grano e fiori pietrificati.

Il Convento è un luogo magico, adesso chiediamo se ci vogliono con loro

 

 

Serve sempre un piano B. La stradina è tutta fangosa e non volevo sporcarmi le scarpe…

 

 

CASA TERRACOTTA

Poco distante a Villa e Leyva siamo andati a vedere la Casa Terracotta, è una casa costruita interamente in argilla.

Rientrati dalla visita al Monastero Santo Ecce Homo ci siamo fatti lasciare dal bus nelle vicinanze per proseguire a piedi verso la casa.

Il suo architetto-realizzatore è il 64enne Octavio Mendoza che ha costruito a mano la propria abitazione, considerata a pieno titolo “il più grande pezzo di ceramica nel mondo”.

La casa è di circa 500 metri quadri formata da due piani con soggiorno e zona notte e una cucina attrezzata.

Il tutto immerso nel verde con le montagne a fare da sfondo.

 

 

Un ritorno all’antico, visto che la casa non offre i tradizionali comfort moderni.

Tutto è fatto di terracotta, dai servizi igienici ai lavandini rivestiti in piastrelle a mosaico colorate, dal tavolo da cucina a tutti gli utensili.

Mendoza, che ha trascorso gran parte della sua carriera nella progettazione di case, edifici commerciali e chiese, l’ha definita il suo “progetto di vita”.

Ha iniziato a lavorarci su oltre 14 anni fa con l’obiettivo di dimostrare come la terra può essere letteralmente trasformata in “architettura abitabile”, semplicemente utilizzando le risorse naturali a portata di mano.

Sono perfettamente in sintonia con lui

 

 

Passeggiando poi per Villa de Leyva i negozietti tra le viuzze sono una bomboniera.

 


Il viaggio per arrivare a Villa de Leyva è stato lungo e tortuoso, ben 7 ore in mezzo alle montagne e soprattutto la cosa più divertente è quando ci hanno lasciato all’ennesimo incrocio per attendere il bus successivo.

Mi piace il bus successivo!! Ma alla domanda: “fra quanto?”, la risposta è sempre la stessa… più o meno fra 1 ora.

Questo “più o meno” è disarmante… scende il buio e noi guardiamo la strada sperando che quel momento più o meno arrivi.

Villa De Leyva è bella, bellissima.

La piazza centrale, Plaza Mayor, è enorme: un gigantesco spiazzo decorato ai lati da palazzi perfettamente restaurati e locali in cui bere una birra bavarese o mangiare una buonissima empanada.

La piazza centrale, Plaza Mayor, è enorme: un gigantesco spiazzo decorato ai lati da palazzi perfettamente restaurati e locali in cui bere e mangiare buonissima comida.

Non innamorarsi dei negozietti di artigianato è impossibile.

Quando ho visto per la prima volta la piazza di Villa de Leyva i miei occhi si sono persi nella sua immensità.

È bellissimo girare per le vie, composte principalmente da ciottoli, godere dei ritmi lenti di vita, ammire i negozietti di artigiano meravigliosi pieni di ponchos appesi, i cosidetti ruanas.

Gustarsi dell’ottima cioccolata e…

Ammirare le donne che ancora lavorano a maglia e tessono la lana.

Il suono delle campane della chieda principale richiama la nostra attenzione per la sua semplicità

 

 

Vedere l’enorme lavoro che c’è dietro un capo tessuto mi fa venire ancora più scrupoli nel contrattare il prezzo.

La passione con la quale questa tessitrice mi ha mostrato come usa il suo telaio per tessere mi ha conquistata.

Tanto tanto lavoro…

 

 

 

RAQUIRA

Da Villa de Leyva in mezzo ora con un bus siamo arrivati a Ráquira, una pittoresca cittadina coloniale considerata la capitale dell’artigianato della Colombia.

 

 

Nel pueblo di Ráquira siamo rimasti incantati dalle facciate delle case molto decorate e tinteggiate a colori vivaci.

La comunità è per lo più costituita di artigiani che continuano a produrre manufatti di elevata qualità: tessuti in lana su telaio e, in particolare, ceramica secondo la tecnica tradizionale delle Ande settentrioni.

 

 

La piazza principale (Plaza Mayor) di Ráquira è adornata da una serie di statue diverse in argilla lavorata dagli artigiani.

La denominazione Ráquira significava Villaggio delle pentole nell’antica lingua Chibcha (Muisca o Mosca) ─ dichiarata ufficialmente estinta dal 1770 ─ parlata dal popolo indigeno Muisca stanziato nell’area centrale della Cordigliera orientale della Colombia a partire dal VI secolo a. C.

A causa dell’abbondanza naturale di argilla nella regione, questa materia prima fu scoperta e lavorata dagli indigeni locali.

 

 

Amache appese ovunque qui a Ráquira e tutte di diversi colori

 

 

ZIPAQUIRA’

Lasciata Villa de Leyva riprendiamo il nostro viaggio e dopo una curva e una contro curva siamo arrivati a Zipaquirà, un piccolo paesino coloniale che deve la sua fama a una particolare struttura scavata all’interno di una grotta, la Cattedrale di sale.

Il freddo mi ha colta impreparata alla discesa del bus
Brrrrr che fredddooo

 

 

NEMOCÓN

Prima di addentrarci nella cattedrale di sale di Zipaquirà prendiamo una buseta per raggiungere un altro paese sempre famoso per le sue miniere di sale, chiamato Nemocón

Qui siamo pronti a scendere a più di 200 mt di profondità nella Miniera di sale di Nemocón

Ci vediamo sotto…

 

 

Entrare nella miniera di sale Nemocón è stato entusiasmante

Ci ha lasciato letteramente senza parole.
Un viaggio per ben 200 mt sotto terra.

All’interno di questa mina è stato girato il film Los 33, con Antonio Banderas, basato sulla storia vera di 33 minatori cileni che nel 2010 rimasero intrappolati dentro la mina di San Josè per più di due mesi.

 

 

La miniera di sale di Nemócon era un susseguirsi di tunnel più o meno illuminati.
Dovevamo stare ben attenti a dove camminavamo e soprattutto non distrarci molto per non perdere la nostra guida.

A -180 mt di profondità perdersi non è il caso…

 

 

CATTEDRALE DI SALE DI ZIPAQUIRÀ

Dopo essere usciti dalla miniera di sale di Nemocón abbiamo ripreso un bus e ci siamo diretti a Zipaquirà per vedere la Cattedrale di Sale.

Ovviamente ci aspettavamo una cattedrale fatta di sale realizzata sulla terra e invece…

e invece siamo scesi ancora a più di 200 mt di profondità e qui scoprire che …

la Cattedrale di Sale di Zipaquirà fosse una delle realizzazioni di maggior successo dell’architettura colombiana, costruita tra i tunnel di una miniera di salgemma.

La prima parte della miniera è una gigantesca via Crucis interamente costruita con il sale, ad ogni stazione c’è una croce che rappresenta gli ultimi momenti di vita di Gesù.

Qui siamo nella navata centrale della Cattedrale
Spettacolare l’effetto delle luci in tutta questa oscurità.

 

 

Questo presepe visto a 200 mt sotto terra nella Cattedrale di Sale di Zipaquirá mi ha fatto scendere una lacrima

 

 

L’oscurità, la musica che creava una atmosfera magica, la natività mi hanno emozionata

 

 

 

GUATAVITA

Lasciato il paese di Zipaquirà raggiungiamo in circa 1 ora di bus il pueblo di Guatavita a 2.700 mt di altitudine.

La prima impressione è stato di un villaggio completamente bianco.

Lasciato lo zaino siamo andati ad esplorare il paese un po’ a piedi e un po’ sulla CHIVA, il carro tipico colombiano

 

 

Meraviglioso il pueblo di Guatavita visto dall’alto

Questo villaggio è famoso in tutto il mondo per la sua laguna e la leggenda del El Dorado

 

 

Cammina cammina incontriamo villaggi di case colorate sperse in mezzo alla montagne per scoprire …
… la casa dei miei sogni in mezzo alla natura

 

 

LAGUNA DI GUATAVITA

Dopo ben 7 km di cammino in salita per raggiungere quota 3.150 siamo arrivati alla Laguna di Guatavita, famosa per la leggenda di El Dorato.

La nostra guida prima di spiegarci la significativa comparsa del lago di Guatavita nella storia delle esplorazioni del Sud America, ci ha fatto tornare indietro nel tempo fino ai Muisca, una delle quattro civiltà più avanzate delle Americhe (con gli Incas, i Maya e gli Aztechi).

Qui siamo nella stanza del cerimoniale dove tutti insieme prima di partire per il sentiero che ci avrebbe condotto alla laguna ci siamo preparati con dei riti per scacciare le negatività.

 

 

Ancora quando eravamo in Italia avevamo sentito parlare della leggenda di El Dorato ma non avevamo ben capito da dove fosse partita fino a quando qui in Colombia siamo arrivati a Guatavita.

Guatavita è diventata famosa proprio per la sua laguna dove gli studiosi credono che il Lago Guatavita sia stato uno dei laghi sacri della civiltà Muisca.

Cosa combinavano esatttamente questi Muisca per aver dato avvio a questa leggenda più famosa di tutto il mondo…

La cerimonia prevedeva che lo Zipa ( la massima autorità dei Muisca) si cospargesse la pelle di resina e polvere d’oro e dopo essersi inoltrato fino al centro del lago con una zattera vi si sarebbe tuffato, effettuando delle abluzioni togliendosi la polvere d’oro di dosso.

In seguito i fedeli gettavano nel lago altre offerte rituali, come ciondoli e monili preziosi.

Quando i conquistatori spagnoli scoprirono la pratica Muisca, diedero allo Zipa il nome di El Dorado “L’uomo d’oro”.

Gli spagnoli sapevano che i Muisca non potevano possedere l’oro e quindi si chiesero da dove questa civiltà se lo procurasse.

La leggenda ebbe così inizio e proprio per questo motivo El Dorado in poco tempo diventò la ricerca della città d’oro.

Questi non trovarono la città d’oro e il mito di El Dorado persiste sino ai giorni nostri

Si tratterà anche di una leggenda nata dall’avidità degli spagnoli, ma se è sopravvissuta fino ad oggi ci sarà qualche motivo.

Siamo arrivati a quota 3.150 mt

… mancano solo 150 gradini…
… il fiatone si fa sentire
… le gambe sono caldissime 
… sono emozionata …

la leggenda di El Dorado che fino a poco tempo fa era solo una conoscenza attraverso un film visto alla tv o un documentario di Quark…

…. fra qualche passo l’avrei ri-vissuta con i miei occhi nel luogo leggendario

Siamo felici di essere qui
Un passo dopo l’altro

 

 

Eccoci arrivati sulla sommità della Laguna Guatavita

Dopo una salita piuttosto faticosa di ben 7 km che ci ha portati a quota 3.150 mt lo spettacolo che si è aperto davanti ai nostri occhi è stato notevole

È magnifico ammirarla immersi nel silenzio.

 

 

Questa laguna è ritenuta uno dei luoghi sacri del popolo precolombiano Muisca.

È alla base della famosa leggenda di El Dorado, dove il Re si ricopriva il corpo di polvere d’oro e si immergeva poi nelle sue acque lasciandola in dono agli Dei.

Per me è stato un viaggio indietro nel tempo. Adoro le leggende

 

 

Esperienza MAGICA
Oggi siamo andati alla ricerca dell’ORO

 

 

Amici da tutto il mondo arrivati qui alla Laguna di Guatavita per fare un tuffo indietro nel tempo.

Vedere con i propri occhi dove la leggenda diEl Dorado ha dato vita.

L’energia che emanava questo luogo è incredibile.

 

 

BOGOTÀ

Dopo qualche giorno lasciamo la tranquilla e magica Guatavita per dirigerci verso la capitale: Bogotà

In meno di 2 ore di bus ci siamo catapultati nella caotica Bogotà.

Bogotà è una città enorme, pensa che ci vivono circa 8,5 milioni di abitanti 

Armati di tanta pazienza e costipati all’interno di bus come delle sardine in scatola abbiamo raggiunto le parti della città più significative

E poi siamo letteralmente fuggiti..

Arrivati a Bogotà lo scenario della Colombia è cambiato completamente davanti ai miei occhi.

Caos, confusione, traffico, bus stipati di gente, aria irrespirabile, povertà.

Mi guardavo intorno e pensavo come fosse possibile per 8.500.000 persone scegliere di vivere così.

Qui ci troviamo nella piazza principale Plaza Bolivar, con la Cattedrale, il palazzo Arcivescovile e sullo sfondo le montagne di Monserrate

 

 

Per spostarsi a Bogotà è necessario prendere una specie di metro che viaggia su terra chiamata TransMilenio

Utilizzare questo mezzo non è per niente semplice. Le fermate sono indicate per lettera e numero e non c’è nessun criterio logico per capire quando scendere.

Dovevamo costantemente chiedere alle persone quale fosse il bus da prendere e soprattutto quando è il momento di scendere.

 

CANDELARIA

Preso quindi il TrasnMilenio siamo scesi alla fermata nel quartiere del centro storico chiamato della Candelaria.

È il più affascinante e pittoresco, perché è caratterizzato dalle piccole vie in ciottolato, strette e intricate, e popolato da edifici antichi, coloniali, con i balconi con le inferriate e i tetti di tegole rosse.

Questo è un quartiere molto suggestivo, che non a caso nel corso dei secoli ha affascinato e ammaliato scrittori, artisti e intellettuali.

 

 

La Candelaria, una località del distretto della capitale di Bogotà, è il cuore storico e culturale della città.

Uno dei centri storici meglio conservati nel continente sudamericano.

I colori delle case, gli angoli suggestivi a circa 2600mt di altitudine, rendono indimenticabile la nostra visita.

 

 

Qui stiamo passeggiando per la parte antica, tra le bellissime le case coloniali di colori vivaci e gli originali murales

 

 

MONSERRATE

Sempre dal quartiere la Candelaria, abbiamo preso la funicolare e siamo saliti a Monserrate a 3.170 mt.

La salita è quasi verticale e la vista è impressionante.

Monserrate è la montagna della cordigliera che offre le viste più spettacolari sulla città di Bogotà.

 

 

Mentre salivamo con la funiculare per raggiungere la cima della montagna, domina dall’alto il Santuario di Monserrate

Questo santuario viene tradizionalmente considerato il custode della città.

Meta di pellegrinaggio per migliaia di fedeli, da questo luogo magico si può godere di una magnifica vista di Bogotà.

Si calcola che, quotidianamente, il Santuario di Monserrate sia visitato da un numero di turisti compreso tra i 10 e i 12 mila, fino ad arrivare a circa un milione di visitatori all’anno.

Migliaia di pellegrini ogni anno depositano ghirlande e candele nei pressi della statua, per chiedere una grazia.

Una delle offerte più comuni è quella di affrontare la salita verso il santuario a piedi nudi per nove domeniche consecutive.

 

 

Feliz Navidad!

Si stanno preparando al Natale anche qui in Colombia!

Anche se le tradizioni di qui sono differenti dalle nostre italiane… e soprattutto non c’è traccia di neve, ma anzi!

Di giorno fa caldissimo, nonostante i 2.700 mt di altitudine, ed è pieno di gente che gira in maglietta a maniche corte, in questi giorni, alla sera un pó più freschino!!

 

 


 
 

SALENTO

Lasciamo velocemente la caotica Bogotà per fare una breve sosta notturna  in Armenia, giusto per spezzare il viaggio.

La città di Armenia non nulla di particolare per essere vista… anzi… molto sporca… e tanta povertà

La mattina seguente quindi di buona mattina prendiamo un bus per dirigervi verso la zona caffetera.

e qui abbiamo trovato un PARADISO!!

Pensavo di esserci persi tra le piantagioni di caffè e invece dopo 8 ore di bus siamo finiti a Salento, una perla in mezzo alle Ande!!!

Un paesino con casette colorate, aroma di caffè nell’aria, circondato da una natura mozzafiato

Todo muy rico QUI!!

 

 

Viaggiando si scoprono un sacco di idee fuori dal comune.

Ti piace? Un lampadario appeso a un tavolo rovesciato.

Molto originale!!

 

 

A Salento e nei dintorni di Salento ci sono tantissime escursioni che possiamo fare e …

prima di partire per la lunga camminata in mezzo alle piantagioni di caffè ci facciamo un pieno di vitamine

 

 

Salento è circondato dalle piantagioni di caffè!! e qui siamo nel regno.

Dopo aver percorso a piedi km e km siamo arrivati alla Finca Las Acacias e qui il nostro amico Julian ci ha preparato un gustosissimo caffè

 

 

Da “Salento” in Colombia è possibile fare delle belle passeggiate per esplorare la zona e visitare le tenute di caffè.

Ci sono tantissime finche che danno la possibilità di fare un tour guidato per capire e scoprire il mondo del caffè.

Noi abbiamo visitiamo una “finca” chiamata Las Acacias, una tenuta dove si produce caffè ancora alla vecchia maniera e dove la filosofia non è vendere il caffè alle multinazionali, ma venderlo in loco e sponsorizzare il caffè colombiano in Colombia.

Arrivati ci siamo bevuti subito un gustosissimo caffè e poi con la nostra guida siamo andati a spasso per la finca per capirci un po’ di più di questo mondo caffettero.

In Colombia si coltiva la varietà cento percento arabica, una delle migliori.

Ma ciò che rende ancora più pregiato il caffè colombiano, è il metodo di raccolta a mano rispetto al metodo di raccolta a macchina, più efficente, ma che abbassa la qualità del caffè a causa della possibile presenza di foglie e chicchi non ancora pronti ad essere raccolti nella mistura.

Raccogliere caffè a mano è un lavoraccio, perchè sulla stessa pianta ci possono essere chicchi rosso fuoco maturi e chicchi verdi che devono essere lasciati maturare.

Vengono presi solo lavoranti uomini con esperienza sul campo da una vita.

E le piante di banano che ci fanno in ogni piantagione di caffè?

Sono importantissime perchè sono un annaffiatore automatico naturale.

Il loro tronco è pieno zeppo d’acqua (La nostra guida ha spinto con il pollice della mano sul tronco di un banano e l’acqua comincia magicamente a gocciolare).

La pianta assorbe l’acqua dal terreno quando piove e la rilascia quando è soleggiato, nutrendo le piante vicine.

La guids poi ci spiega che aggiungere qualche sporandica pianta nella piantagione di caffè può influenzare il sapore del caffè.

Nel caso de Las Acacias, i coltivatori hanno scelto di aggiungere al loro caffe un tocco di agrumi, piantando qualche arancio e mandarino.

E poi tante altre cose che raccontiamo nel video..

Questo è bello di viaggiare arricchire costantemente la nostra mente

 

 

Quanto ci piace la vita del contadino!!
Luca è alla ricerca di caffè pronto da raccogliere
7 ettari tutti per noi..

 

 

Il tour all’interno della finca è stato molto interessante.

Le piantagioni di caffè regalano una vista a perdita d’occhio

 

 

Un Itinerario in Colombia non può non includere qualche giorno, alla scoperta di quello che è considerato il vero cuore di questa nazione dove, nasce il caffè colombiano

Nella finca Las Acacias abbiamo seguito tutto il processo della lavorazione del caffè

 

 

Questo è Il fiore del pianta del caffè. Chi l’aveva mai visto!!

 

 

Ma quante cose impariamo..

Con questa macchina usata un tempo il chicco del caffè veniva separato dalla sua cascara, ossia dalla sua parte esterna

 

 

Qui mettiamo il chicco del caffè al sole per essicarsi

E se piove questi carrelli scorrono dentro come fossero dei cassetti di un mobile

 

 

e se vogliamo berci un caffè… prima dobbiamo macinarcelo a mano

 

 

Vivere nel pueblo di Salento è meraviglioso. E’ tutto colorato!!

Lo so, lo stesso nome richiama una città italiana.

Chissà!!

Tra un gustoso caffè, una passeggiata tra le piantagioni e un piatto di trucha qui stiamo proprio bene

 

 

L’ostello che abbiamo scelto per sostare in Salento si chiama “Estrellas Sin Fronteras” ossia Stelle senza Frontiere.

Nome azzeccatissimo.

Gestito da una copia giovanissima: Luz & Vincent con i loro 2 splendidi bambini, è immerso nella natura come piace a noi.

Tranquillo, famigliare e con le stanze costruite in bambù abbiamo pensato fosse il luogo esatto per noi per trascorrere il nostro soggiorno in Salento.

Ogni mattina quando ci svegliamo eravamo  accolti da un amico speciale:

Eccolo il nostro risveglio mattutino con il nostro amico il Pajaro Reloj

Oltre ai colori bellissimi, il Pajaro Reloj si distingue per la sua lunga coda a forma di pendolo di orologio

 

 

Abbiamo scelto di vivere nella natura e risvegliarci seguendo i ritmi naturali della vita
Il Pajaro Reloj è venuto a trovarci davanti alla porta della nostra camera

 

 

Anche questa mattina il nostro amico Barranquero o detto anche Pajaro Reloj è venuto a salutarci

Viene a mangiarsi i pezzettini di banana  sto golosone

 

 

Non lo diciamo solo noi che Salento è STUPENDA ma anche Tele Caffè parla di Salento

Documenti affermano che nel 1883 venne conferito al luogo il nome Salento da Sr. Ramon Elias Palau in memoria della terra “Salento de Creta” che ovviamente coincide con la nostra pianura del Sud Italia“

Evviva!!!!! E’ come se fossimo un po’ a casa

 

 

Da Salento partiamo a bordo della nostra mitica WILLY rossa, la gip americana da guerra capace di portare una quantità indescrivibile di oggetti e persone e sfrecciamo verso la Valle di Cocora

Qui ci aspetta un impegnativo trekking attraverso una valle sbalorditiva nella regione del caffè colombiana, dove verdi pendii e gigantesche palme da cera, alte fino a 60 metri ci hanno fatto salire, salire, salire ….

 

 

Finalmente le “Willys” erano pronte, siamo quindi saltati su una rossa con altre 12 persone e ci siamo diretti all’entrata della Valle di Cocora

La Willy andava pianissimo e ogni volta che cambiava marcia faceva un rumore poco incoraggiante

Eravamo stretti stretti, chi seduti, chi attaccati addirittura fuori

 

 

Pronti, Partenza, VIAAAAA!
10 km e 960 mt di dislivello… niente male per le nostre gambe

Dobbiamo arrivare a quota 2.860 mt

Il paesaggio è spettacolare e le mucche mi piacciono un sacchissimo, mi ricorda un sacco le nostre montagne

 

 

Iniziamo il nostro percorso di trekking per la Valle di Cocora sotto un sole cocente.
Siamo a quota 1.900 mt e il tempo stimato per arrivare in quota a 2.860 mt è di 5 ore.

Seguiamo il sentiero e ogni tanto ci fermiamo ad ammirare la vegetazione e a scattare qualche foto.

 

 

In mezzo alla Valle di Cocora tra sentieri e ponti tibetani traballanti prendiamo respiro in mezzo a queste foreste di boschi e ruscelli freddissimi.

Come vorrei piantare una tenda qui e aspettare la notte…

 

 

Nonostante la temperatura fresca nella Valle di Conora, mi sentivo addosso 1000 gradi..
Mi sarei tuffata volentieri in questo ruscello solo per abbassare il termostato.

Manca ancora tanta strada, le gambe sono calde!!

 

 

La Valle di Cocora si poteva attraversare camminando o salendo su dei stupendi cavalli.

Ovviamente bisogna essere degli abili cavalieri per destreggiarsi su questi sentieri sassosi e per guadare questi torrenti impetuosi

 

 

Il rischio di finire in acqua è sempre dietro l’angolo…
Massimo equilibrio e sangue freddo!!

Vai Luca che a me mi vien da ridere

Manca ancora molto al nostro arrivo, cerchiamo di arrivarci asciutti

 

 

Eccoci, siamo a quota 2690 mt ora.
Siamo arrivati alla prima fermata del nostro cammino di trekking per la Valle di Cocora.

Manca pochissimo… a raggiungere Acaime, il paradiso dei COLIBRI’

Che Emozione!!!

 

 

Cammina, cammina il nostro percorso di trekking si fa sempre più duro, siamo arrivati a Acaime, definita la Casa dei Colibrì.

Qui abbiamo avuto l’opportunità di osservare da molti vicino questi piccoli e fragili uccelli, che volavano a una velocità incredibile da un posto all’altro.

Erano tantissimi e di tantissimi colori. 
Questo è quello che ha colpito più di tutti la mia attenzione 

 

 

Io sono rimasta incantata a guardare questi esemplari di Colibrì.
Infilavano il loro lungo becco in questo abbeveratoio dove potevano bere acqua dolce e poi facevano uscire la loro lingua bianca.

Non li avevo mai visti così da vicino prima!

La fatica per arrivare fino a Acaime è stata subito dimenticata.

 

 

Giusto per capire che la fatica è solo un limite nella nostra mente….

Abbiamo incontrato a Acaime a 2.860 mt questo atletico giovane Felipe Delgado che si è qualificato per la Colombia in gare internazionali per il campionato di corsa in salita raggiungendo dei risultati importanti.

Ci ha spiegato che quando sta compiendo le sue maratone in salita correndo deve lavorare molto con la sua mente per non scendere al di sotto dei suoi limiti.

Fare corse di 100 km in salita non è uno scherzo !!

Un segreto che ci ha svelato? Dire alla propria testa costantemente: “Io sono forte, io sto bene, non mi fa male nulla”

Fantastico incontro super motivante per il nostro trekking

 

 

Ci hanno spiegato che abbracciare gli alberi fa bene alla salute.

La pratica antichissima di abbracciare un albero, chiamata Silvioterapia (dal latino Silva che significa bosco, selva) è comune ai tibetani, agli africani, agli aborigeni, agli indiani d’America.

L’albero da sempre, nei popoli, ha avuto un posto d’onore e l’immagine di un grande albero ha un’importanza e un valore simbolico: rappresenta la forza, la saggezza, la fertilità.

e allora abbracciamoloooooo…. stringilo Luca fortissimo!!!!
Abbiamo boschi interi….

 

 

Quota 2.860 mt
Ce l’abbiamo fatta!!!!!
10 km di trekking tutti in salita, 5 ore, arrivati a Finca de Montaņa

Ora rilassiamo le gambe anche se il freddo forte picchia sulle gambe molto calde.

Un trekking incantevole tra paesaggi mozzafiato. Una vegetazione che si incontra solo qui.

 

 

Che soddisfazione quando puoi vedo che ce l’ho fatta!!

Qui siamo nel punto più alto (2.860 mt) del nostro percorso di Trekking.
Abbiamo fatto un dislivello di 960 mt

Il fiatone era tanto, anche perchè in quota tutto si fa più difficile.

Ma ora ci aspetta un altro incantevole paesaggio da vedere, i boschi di Palma da Cera

Andiamo Luca… non è ancora finita!!

 

 

Eccolleee!!!
Dopo aver raggiunto la quota di 2.860 mt, inizia il nostro percorso discendente per la Valle di Cocora.

Finalmente le ho viste con i miei occhi. Ne ho sentito parlare tanto, viste sui cataloghi e nei documentari e ora sono qui… davanti ai miei occhi

Le famose Palme da Cera più alte del mondo e si trovano solo in Colombia.

Questa rara specie di palma a rischio d’estinzione, dal cui tronco si ricava la cera crescono fino a 150 metri di altezza e vivono per oltre 100 anni.

Mai viste prima!!!

 

 

Lunghe e affusolate, queste magnifiche Palme Da Cera svettano eleganti verso il cielo creando una scenografia magica e quasi surreale davanti alla quale non si può che rimanere a bocca aperta.

La Colombia, fiera dell’unicità di questo esemplare di cui è disseminato il verde fondovalle alle pendici inferiori del Parque Nacional Natural Los Nevados, ha fatto della palma da cera il suo albero nazionale.

 

 

Questi ultimi 5 chilometri di trekking per la Valle di Cocora sono quelli che ci hanno regalato i panorami più suggestivi.

Finalmente, dopo tanta fatica, ecco apparire di fronte ai nostri occhi le tanto nominate Palme da Cera, uno spettacolo incredibile davanti al quale non potevamo che rimanere incantati!

Ma solo in parte le immagini potranno rendere l’idea della loro bellezza…altra cosa è trovarsi a guardare con gli occhi una tale meraviglia!

 

 

Distesi sul prato e guardare dal basso queste splendide Palme da Cera mi sembrava che arrivassero a toccare il cielo.

Sono altissime e nonostante il vento forte sono abbastanza flessibili per non piegarsi

 

 

E’ quasi 2 mesi che siamo in Colombia e devo dire che abbiamo vissuto dal nord al sud avventure costantemente diverse.

Certo che la Valle di Cocora è uno dei paesaggi più unici che potevamo mai vedere.

Questa è stata una delle mie esperienze preferite che mi porterò nel cuore quando a breve usciremo dalla Colombia

 

 

Rientrati nel tardo pomeriggio a Salento, ci siamo tuffati nella pace del nostro ostello.

A noi piace vivere così immersi nella natura in una casa di bambù.
Perchè?
Perchè il bambù è enigmatico. Non esistono 2 pali identici, quindi ogni casa, è assolutamente unica

 

 

Abbiamo camminato nella Valle per circa 5 ore, circondati da un paesaggio spettacolare.

Lo raccontiamo nel video …

 

 

Oggi 8 dicembre  qui in Salento il giorno dell’Immacolata viene festeggiato anche con il Sacramento della Prima Comunione

Che emozione per me festeggiarla con tutti questi bambini che impauriti e timidi vestiti da piccole spose e sposi si godono il loro momento.

La chiesa era piena di gente e con un disordine che li contraddistingue sembrava una festa paesana più che una messa

Grande Salento continui a sorprenderci

 

 

 

 

Tra i vari ristoranti in Salento, uno in particolare spiccava su tutti!!
Stasera si va di “comida” italiana
Festa!!!!!

spaghetti alla carbonara
penne alla bolognese 
tiramisù 

Eccellente cucina  c/o Piccola Italia, ristorante italiano gestito da Angelo e sua moglie

 

 

Camminando per le vie di Salento in Colombia tutti ci salutano
“Hola, ¿cómo estás?” (Ciao, come state?)

E questo atteggiamento si ripete frequentemente in giro per il mondo

Allora penso: “Dai, più o meno come succede in europa”

Mamma mia. Che strano carattere gli europei!!

Sorridere e salutare
Che roba complicata!!

 

 

CASCADA DE SANTA RITA

Partendo dalla piazza di Salento, la nostra meta di oggi è la Cascada de Santa Rita, una cascata situata nella regione di Boquía e di proprietá di una famiglia del luogo.
La cascata é raggiungibile a piedi con un trekking abbastanza lungo e soprattutto al ritorno é tutto in salita per una strada sterrata tra fango e pietre.

Ne vale comunque la pena poiché il posto é davvero bello e il tragitto si snoda tra verdi vallate, tunnel e freschi boschi.

Per arrivare alla Cascata di SantaRita siamo dovuto passare anche in mezzo a grotte…

 

 

Pausa “tintico”dopo quasi 7 km di cammino in mezzo a una vallata spettacolare che ci sta portando alla Cascada De Santa Rita

 

 

e poi… in mezzo a tutta questa naturalezza una farfallina meravigliosa si posa sul suo dito

Innamorata del tuo mignolo Luca

 

 

Attratta dal tuo sguardo

 

 

Eccoci arrivati alla Cascata de Santa Rita immersa nella regione di Boquía

L’acqua era gelida… tuttavia alcuni temerari si sono tuffati

 

 

Ci siamo infangati fino alle orecchie per riuscire a raggiungere a piedi la Cascada De Santa Rita.

Volevo immergere i piedi e le scarpe direttamente nel rio per togliere un po’ di fango… ma era troppppooooo congelata

Camminavo con delle zavorre ai piedi

 

 

Attraverso questi ponti traballanti in mezzo al bosco siamo arrivati alla Cascata di Santa Rita
Pronti a cadere nell’acqua cercavamo di passarli in velocità

 

 

Durante il trekking per arrivare alla Cascata di Santa Rita, uno dei passaggi obbligati era passare da questa grotta.

C’era solo un problema!! Era piena di pipistrelli e avevo una paura incredibile.
Erano tantissimi e avevo paura che mi si attaccassero addosso.

La grotta era completamente buia e non volevo illuminarla con la luce del cellulare perchè so che i pippistrelli sono attirati dalla luce.

E quindi camminando nel buio e affondando i piedi nel fango…
stringendomi forte a Luca avevo il cuore  a mille…

 

 

 

E le avventure a Salento non finisco mai…

 

KASAGUADUA

Qualche volta capita che incontriamo qualche italiano in giro per il mondo

Oggi insieme a Luca&Eva andiamo a conoscere la riserva di Kasaguadua alla scoperta delle piantagioni di BAMBU’

 

 

Camminando nella riserva naturale di Kasaguadua, un oasi verde in Salento, accompagnati dalla nostra guida William abbiamo imparato un sacco di cose della flora e della fauna di questa foresta

 

 

La conoscenza della foresta della nostra guida William pare infinita e a questa si aggiunge la passione e il trasporto con cui tutto ci viene raccontato…

Subito dopo il primo passo nella riserva si respira un’aria differente, un mondo fantastico che si trova a pochi metri dalla strada che tutti calpestano!

William ci guida in questo mondo totalmente nuovo raccontando una storia che difficilmente si può trovare nei libri, la storia per la sopravvivenza di tutte le creature viventi, fauna e flora, che abitano la foresta.

Di come gli alberi paiano avere una intelligenza propria e delle loro strategie per sopravvivere, delle loro alleanze con altri alberi e animali.

Tutto quello all’inizio sembra essere solo un caos di piante ammassate l’una sull’altra ma poi tutto diventa completamente logico.

Non esiste niente per caso, tutto è regolato.

Un’esperienza incredibile e rara, da consigliare a tutti!!!

 

 

Spersi in mezzo alla riserva naturale di Kasaguadua incontriamo questi bungalows ecologici costruiti in bambù o guadua come dicono loro, che ci invogliano a fermarsi per la notte

 

 

Vivere con l’essenziale
Avere poco per dare più valore a ciò che si possiede

 

 

Non conoscevo nulla riguardo la pianta di BAMBU’ prima di arrivare nella Riserva Naturale di Kasaguadua

Grazie alla nostra guida William abbiamo imparato che la pianta non aumenta il suo diametro con il passare del tempo, ma emerge dal terreno con il suo diametro determinato, in quanto è una monocotaca priva di tessuto interno in modo da non ingrassare come i normali alberi …

A seconda del tipo di terreno e delle condizioni climatiche questi diametri possono arrivare a 22-25 cm. anche se il solito è che sono tra 8 e 13 cm.

Durante i primi 6 mesi crescono ad un ritmo molto alto che può raggiungere i 15 cm al giorno fino a raggiungere l’altezza finale di 20-30 m.

Dopo circa 4 anni si considera che lo stelo abbia la maturità adatta per il suo uso come materiale strutturale.

 

 

Sicuramente il bambù rappresenta un’alternativa praticabile, economica ed ecologica.

Ovvio che costruire in bambù implica l’educazione prima delle enormi potenzialità di questa materia prima.

Nessuno investirà migliaia di milioni di euro se non iniziamo ad avere consapevolezza ambientale.

E’ necessario quindi, se non indispensabile, comprendere la necessità di preservare l’ambiente.

Per intraprendere sviluppi che aiutano a preservare l’ambiente per chi verrà dopo di noi.

Spero che qualche imprenditore visionario (un amante del nostro mondo) possa prendere un’iniziativa come questa, come un progetto in cui possiamo piantare bambù (guadua) oggi, per raccogliere un paese ecologico domani.

Grazie Kasaguadua

 

 

Un tratto di foresta acquistato da un signore sognatore e il suo socio.

Carlos e Nicholas hanno cercato di conservare questo tratto di terra, proteggendo la flora e la fauna e dando un esempio di stile di vita con un minimo di impatto negativo sull’ambiente naturale.

Traspare il credo nella loro mission

 

 

Conoscere la Riserva Naturale di Kasaguadua accompagnati dalla nostra guida William è stato interessantissimo.

La parola GUADUA è un termine che risale all’antichità e significa BAMBU’.

Durante il tour abbiamo scoperto una foresta dove specie diverse di fauna e flora, ammassate l’una sull’altra, sopravvivono grazie alle attenzioni di Carlos e Nicholas che ne preservano la loro crescita naturale.

Un’esperienza incredibile e rara, che consigliare a tutti!!!

Abbiamo scoperto le straordinarie proprietà del BAMBU’ e come può diventare una risorsa utile per la costruzione di case che sicuramente avrebbero un impatto più ecologico.

Ne parliamo nel nostro video..

 

 

Babbo Natale con il caldo e il sole fa strano..

Quest’anno il nostro Natale sarà alternativo

 


Invitati da una famiglia colombiana vivremo una nuova tradizione

Noi abbiamo proposto di portare il nostro dolce tipico italiano: il tiramisù

Ho cucinato insieme a Azalee ed è stato emozionante per me aver visto il suo entusiasmo nel vedermi preparare il tiramisù con tutta quella crema, il mascarpone, la cioccolata …

Si è leccata letteralmente i baffi a gustarsi la poca crema che era rimasta

Muy rica!! (Molto buona) continuava a ripetermi

Evviva!! Un piatto italiano su una tavola colombiana

 

 

Papà Noel a spasso per le vie di Salento manda i saluti all’Italia

 

 

Per non far torto a nessuno oggi pranziamo al balcone

La felicità  del ragazzo che tutti i gg ci ferma sulla strada, quando gli abbiamo detto che oggi scegliamo il suo ristorante

Saltava di gioia perchè oggi gli abbiamo detto SI

Buen provecho!

 

 

Passare il Natale  in compagnia di persone di nazionalità diverse è troppo divertente

Ti giri e parli con alcune in spagnolo, con altre in francese, altre in inglese e io e Luca quando parliamo tra noi ridiamo perchè non sappiamo più in che lingua comunicare

La mente in un secondo deve spaziare nei vocabolari giusti.

Che pasticci!!!

Abbiamo cantato, ballato e condiviso cibi di diversi paesi.

Il nostro tiramisù ha spaccato!!!

Grazie mille a Luz&Vincent (Argentina e Francia), Sabrina (della Patagonia), Azalee (Colombia) e Sandra&Ted (Scozzia e America)

 

 

Ormai siamo rovinati!!! Anche i colombiani apprezzano il tiramisù

Grande successo!!!
Ci chiedono di aprire una Cooking School di dolci italiani

 

 

E per non farci mancare nulla, yoga lesson in lingua inglese con 3 teacher tutti per me: Julia Joel Simon

Mi sento alla massima potenza

Persone speciali che incrociamo nel nostro viaggio

Namastè

 

 

Le nostre serate trascorrono tranquille in Salento da soli o in compagnia di persone speciali.

Ottima serata  in compagnia di Sandra e Ted (2 amici conosciuti qui in Salento di origine scozzese e americana)

Siamo stati conquistati  in tutti i sensi dalla simpatia e dalle vostre abili mani

Grazie mille  per l’ospitalità e per la gustosissima cena

Sentiamo ancora in bocca il gusto del “pesto alla genovese” e del “patè alla trucia”

 

 

Questo modo di fare il barbeque mi mancava  dal nostro repertorio

 

 

Qui a Salento ormai ci conoscono tutti

È meraviglioso alzarci alla mattina, passeggiare per il paese, farci un pieno di vitamine e chiaccherare con tanti amici 

 

 

Sono simpatici i colombiani
Con i loro vestiti tipici sono uno spettacolo

Oggi abbiamo decido di pranzare in questo locale tipo di Salento: Casa Museo Kaldi

 

 

A Salento la tipica specialità culunaria è: TRUCIA

L’abbiamo mangiata in tutte le maniere, oggi è il turno della trucia al ajillo con champiñones
Che bontà!!!

 

 

Bellissima muchacha  colombiana nel suo vestito tradizionale

 

 

E pensare che dovevamo starci 1 gg .. a Salento ed è passato 1 mese
Grazie Salento per le emozioni che ci hai regalato e in particolare alla famiglia che ci ha ospitato: Luz&Vincent e i piccoli Mael e Luen presso l’hostello Estrellas Sin Frontieras
Domani si riparte e ci spingiamo ancora più in basso, direzione Cali, la patria della salsa

 

 

Ogni giorno a Salento ci coccolavamo con un dolce tipico.

La nostra preferita? Torta di carote, noccioline, mandorle e glassa al limone
Il nostro amico Jhonatan del bar Caffè MATTO ci vizia

 

 

Caffè MATTO un brand azzeccato!
Il migliore di Salento

 

 

Luz & Vincent ci hanno insegnato questo gioco divertentissimo
Ci si divite in squadre.
Serve mira e concentrazione e vince chi totalizza più punti.
La squadra italiana ha vinto questa volta !! Evviva!!!!

 

 

Pronti a festeggiare Capodanno in piazza a Salento al ritmo di salsa, mapalè e cumbia, danze afro colombiane con 2 ballerine d’eccezione Azalee e Sabrina

Grandiiii maestre!!

Tremava ogni parte del nostro corpo

 

 

E prima di lasciare Salento decidiamo di lasciare un nostro ricordo a Luz & Vincent per ringraziarli della loro ospitalità

Ci siamo sentiti come a casa…

 

 

POPAYAN

Lasciata Salento con una lacrimuccia prendiamo un bus che curva contro curva percorrendo ben 334 km (7 ore) ci ha catapultati prima a Cali e poi a Popayan

A Cali ci fermiamo solo una notte giusto per riposarci dal viaggio. Come città non ha nulla di particolare, è caldissima ed inoltre è considerata una tra le più pericolose.

Già quando ci dicono che dopo le 19:30 non si può girare per le vie… ci viene la pelle e d’oca.

Molti turisti scelgono Cali per fare delle lezioni di Salsa, si chiudono negli ostelli e vivono praticamente dentro, dal momento che molti sono provvisti anche di piscina.

La mattina successiva quindi prendiamo prima un taxi e poi un bus e ci dirigiamo verso Popayan

Appena arrivati siamo rimasti abbagliati dal bianco delle facciate delle case e degli edifici, infatti Popayan viene anche denominata “Ciudad Blanca”

Questa è la Cattedrale e la Torre dell’Orologio che si trova nella piazza principale.

 

 

Il 5 e il 6 gennaio a Popayan si festeggia il CARNEVAL de NEGROS y BLANCOS
Che festa!!!

Proprio per questo abbiamo deciso di fermarci qualche in giorno in più proprio per godercelo.

 

 

Vestiti carnevaleschi meravigliosi

Praticamente a Popayan siamo 4 turisti a cercarli e sono loro che ci guardano in modo bizzarro per capire da dove veniamo.

Ci fermano e tentano di parlarci in inglese misto spagnolo 
La domanda di rito: de donde eres? (da dove venite)

Italia!! Aaaaaaaaa esclamano

 

 

Questi vestiti sono splendidi
Trovarci qui a Popayan e goderci il carnevale con i payanèses è stato bellissimo

 

 

Oserei dire INCANTEVOLE

 

 

Quando dico che viaggiare arricchisce la mente
Abbiamo incontrato talmente tanti popoli con culture e tradizioni diverse negli ultimi 2 anni che non smetto mai di emozionarmi e incuriosirmi

Questi sono gli indigeni Yanaconas

 

 

Questa fanciulla della tribù indigena Yanaconas è vestita per una festa speciale

 

 

E poi sono partiti i balli e a ritmo di tamburi e flauti era impossibile stare ferma

Questo carnevale di Popayan risale al periodo della dominazione spagnola, quando gli schiavi era consentito festeggiare il 5 gennaio e i loro padroni si univano alla baldoria dipingendosi il volto di nero.

Il giorno successivo erano i neri a dipingersi il volto di bianco

 

 

Adesso stiamo calmi…
Non sono tutte così

 

 

Che calienti che sono nei loro balli
Non è un ballo.. molto di più

 

 

Per questo carnevale sono arrivati anche gli indigeni di Huila a portarci le loro danze e i loro colori

 

 

Evviva il Carnevale Negros & Blancos

 

 

E dai colori rossi dei vestiti si passa al giallo per ballare la cumbia, una danza tipica colombiana.

Un ritmo da fuori di testa

 

La sfilata di carnevale qui a Popayan era interminabile e non riuscivo a smettere di scattare

Queste foto parlano

 

 

Il Carnevale Negros y Blancos è la festa più importante del sud della Colombia

Spettacolare!!

 

 

Qui giochiamo in casa
Il gruppo di Popayan sfoggia in questo Carnevale Negros y Blancos questi meravigliosi vestiti colorati e svolazzanti

 

 

Arrivare a Popayan dopo 7 ore di Bus e trovarsi immersi in questo caliente clima carnevalesco ci è voluto poco.
Siamo capitati proprio nel momento giusto!!

Questo carnevale risale al periodo della dominazione spagnola, quando gli schiavi era consentito festeggiare il 5 gennaio e i loro padroni si univano alla baldoria dipingendosi il volto di nero.

Il giorno successivo erano i neri a dipingersi il volto di bianco.

Colori, balli, TANTA SEMPLICITA’ e voglia di DIVERTIRSI

Evviva il Carnevale!!

In Colombia quando prendiamo un bus le distanze sono così lunghe che sappiamo quando partiamo ma l’arrivo è sempre un ?
Lasciata Popayan dopo 7 ore di bus raggiungiamo Pasto e dopo altre 2 ore arriviamo finalmente a Ipiales

Pasto è una città che non merita di essere visitata. E’ molto pericolosa ed inoltre non c’è proprio nulla.

Decidiamo di fare una sosta di una notte per spezzare il viaggio ma il giorno successivo subito pronti a ripartire per Ipiales.

 

IPIALES

Siamo nel sud della Colombia e qui ci troviamo a ben 2.898 mt s.m. ormai vicinissimi all’Ecuatore

 

Ipiales a parte questa chiesa non ha nulla di eccezionale.

E’ un pueblo famoso perchè a pochi km si trova una delle chiese più originali che abbiamo mai visto, il Santuario de Las Lajas.

Arrivati nel paese di Jpiales siamo subito andati a visitarla

Stupenda!!!

È una chiesa costruita come una torre nel bel mezzo di una gola rocciosa, sopra un torrente, con un grande ponte per garantire l’accesso e un gran numero di guglie e pinnacoli.

Questa chiesa è stata collocata nel punto assurdo dell’intero continente, sovrasta il canyon del fiume Guaitara

Un luogo scelto non certo per la comodità di accesso, quanto piuttosto per una presunta apparizione della Madonna, che sarebbe stata vista da alcuni contadini all’interno di una grotta apertasi proprio in quel punto.

Qui ho respirato una fede profonda

 

 

A 7 chilometri da Ipiales, nel dipartimento di Nariño, per ammirare questo santuario su un canyon dedicato alla Vergine del Rosario, che svetta a 100 metri rispetto al letto del fiume ed è collegato all’altro versante del canyon da un ponte lungo una ventina di metri.

La storia di questo santuario risale al 1754 quando una madre con la sua bambina sordomuta, durante un violento nubifragio, come guidate da una forza misteriosa, abbiano trovato scampo in un anfratto lungo il sentiero che costeggia lo strapiombo e che abbiano visto, illuminata da un fulmine, una lastra di pietra (chiamata lajas, da cui poi il nome del Santuario) con un’immagine della Madonna.

La bambina indicandola a sua madre, accompagnò il gesto con delle semplici parole.

Si gridò subito al miracolo!

La storia ebbe un’eco pazzesca ed emozionò talmente l’intera comunità da convincerla ad erigere nei pressi della grotta e dell’effigie dipinta al suo interno una meravigliosa testimonianza della propria devozione.

La cattedrale è stata costruita dopo tanti anni attorno al luogo in cui è stata rinvenuta l’immagine della Madonna e Nuestra Señora.

Uno scenario incredibile, che ci ha sorpreso

 

 

Ipales rappresentava per noi  l’ultimo paese della Colombia.

Sono stati 3 mesi densi di emozioni, avventure e anche tanta paura.

Prima di scegliere la Colombia ci avevano informati che la Colombia non era tra le terre più tranquille da un punto di vista di sicurezza tuttavia non ci siamo lasciati suggestionare e abbiamo scelto di vedere e toccare con i nostri occhi.

Mamma mia!! Abbiamo proprio visto e toccato con i nostro occhi.

Purtroppo la nostra esperienza personale ha confermato le voci che girano intorno a questo popolo.

E’ un peccato!! La Colombia è meravigliosa, ha posti incantevoli!!

Ciò nonostante non si può vivere sempre con il terrore che è molto probabile incappare in situazioni spiacevoli e pericolose nonostante noi avessimo usato mille precauzioni.

Ci porteremo nel cuore tante emozioni anche di  persone splendide colombiane conosciute ma la PISTOLA PUNTATA al nostro corpo resterà un segno indelebile nella nostra mente.

Il 10 Gennaio 2018 lasciamo la Colombia. Dopo 4 ore di coda per timbrare l’uscita dal paese e 2 ore di coda per avere il visto di permesso in Ecuador..  finalmente nel tardo pomeriggio siamo pronti per salire su un nuovo bus.

Questo giro varchiamo il confine per l’Ecuador e il primo paese che incontreremo sarà Ibarra

Ci vediamo nella nuova terra!

Namastè

Elisa & Luca

 

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